"La libertà religiosa è un diritto non solo del singolo, ma altresì della famiglia, dei gruppi religiosi e della stessa Chiesa e l’esercizio di questo diritto ha un influsso sui molteplici ambiti e situazioni in cui il credente viene a trovarsi e ad operare". A ribadirlo è stato oggi il Papa, che nel discorso rivolto al presidente Napolitano ha sottolineato che la "sollecitudine della comunità civile nei riguardi del bene dei cittadini non si può limitare ad alcune dimensioni della persona, quali la salute fisica, il benessere economico, la formazione intellettuale o le relazioni sociali", ma deve estendersi anche alla "dimensione religiosa", i cui "atti interni volontari e liberi" non possono essere "né comandati, né proibiti" dall’autorità umana, la quale, al contrario, "è tenuta a rispettare e promuovere questa dimensione". "Nessuno può essere costretto ad agire contro la sua coscienza", né si può "impedirgli di agire in conformità ad essa, soprattutto in campo religioso", ha ammonito Benedetto XVI ricordando il Concilio: "Sarebbe però riduttivo ha puntualizzato – ritenere che sia sufficientemente garantito il diritto di libertà religiosa, quando non si fa violenza o non si interviene sulle convinzioni personali o ci si limita a rispettare la manifestazione della fede che avviene nell’ambito del luogo di culto". "Un adeguato rispetto del diritto alla libertà religiosa implica ha concluso il Papa – l’impegno del potere civile a "creare condizioni propizie allo sviluppo della vita religiosa".