Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana.” “"Per incidere su larga scala è necessario “convertire” il modello di sviluppo globale; lo richiedono ormai non solo lo scandalo della fame, ma anche le emergenze ambientali ed energetiche. Tuttavia, ogni persona e ogni famiglia può e deve fare qualcosa per alleviare la fame nel mondo adottando uno stile di vita e di consumo compatibile con la salvaguardia del creato e con criteri di giustizia verso chi coltiva la terra in ogni Paese". Benedetto XVI è ritornato su uno dei grandi temi del suo magistero, l’orizzonte dei processi di civilizzazione e in questo quadro al ruolo, al posto degli occidentali, sul piano concreto, quello dei comportamenti, degli stili di vita. Ormai la questione ambientale emerge dalla realtà della vita quotidiana e attraversa tutti i comportamenti, interessa tutti. Ma è anche vero che in questi anni è emerso un approccio nuovo. Non è più legata a una riflessione sui limiti dello sviluppo, quanto piuttosto sugli indirizzi dei processi di sviluppo, sui valori, gli orientamenti, dunque la politica. Il ragionamento merita di essere approfondito proprio in un momento di fatica, di crisi, di impasse, che molti percepiscono in particolare proprio qui, in Europa. L’Italia, con tutti i sempre più evidenti problemi politici, non sembra fare eccezione nel quadro europeo. Manca respiro, manca disegno, manca "mission", sottolineano molti osservatori. Le leadership europee sembrano consumate nel mulinello di "alternanze per disperazione".” “Ecco allora la necessità di indossare "abiti virtuosi" nei comportamenti collettivi, nel tessuto civile, nella capacità di costruire legami, relazioni virtuose e positive, dalle relazioni di prossimità, con i più vicini, alle relazioni di sostegno e aiuto e apertura al vasto mondo, che cammina molto veloce.” “La Chiesa da sempre ha parlato questa lingua: lo faceva nel corso del lungo Ottocento, la prima stagione della grande apertura missionaria, continua a farlo oggi. Perché è capace di parlare, nello stesso tempo, la lingua delle idee, dei principi e dei valori, e quella della concretezza dei comportamenti. Se non riesce questa stereofonia ecco il pericolo, la scorciatoia, la deriva dell’ideologia.” “Ecco: la politica, il discorso civico, il sistema della comunicazione sembra incapace di disegnare orizzonti di respiro, di indicare disegni alti e coinvolgenti proprio perché prevale il registro dell’ideologia, della retorica. Perché è poco capace di parlare di principi e non si azzarda di parlare alla concretezza della vita.” “Non è un problema dappoco: molti giustamente si interrogano sulla marginalizzazione dell’Europa, sulla sua incapacità di giocare un ruolo nel riposizionamento dello scacchiere mondiale. La strada passa dalla concretezza della vita, dalla realtà della vita, le cui ragioni sono più forti di qualsiasi ideologia. E cui la Chiesa e il magistero dei Papi sono da sempre appassionatamente attenti.