"I Paesi dell’Europa sud-orientale, con le loro culture e tradizioni sono una risorsa per l’Unione europea, per questo non è possibile tenerli fuori dal processo di allargamento". Lo ha detto Marijana Grandits, direttore del Patto di stabilità per l’Europa sud-orientale, intervenendo al convegno internazionale "Quale Europa? Il caso Turchia", promosso dal Meic e da Pax Romana, che si è aperto oggi a Venezia (fino a domani). "La meta – ha affermato l’esperta di origini ungheresi – è spingere questi Stati nell’Ue senza alimentare paure come criminalità e lavoro. Il banco di riscontro è il rispetto dei diritti fondamentali e la solidarietà". La difficoltà, semmai, è trovare "le giuste modalità per favorire il loro ingresso e definire la velocità di allargamento". Grandits ha poi descritto i progressi compiuti da alcuni di questi Paesi come la Croazia e la Macedonia per i quali si profila un’attesa di almeno due anni. Il Kosovo, ha aggiunto, "rappresenta un problema politico di grande importanza che chiede ancora lunghi anni di lavoro", mentre l’Albania registra "miglioramenti nello Stato di diritto ma la sua popolazione resta ferita da anni di isolamento comunista". "Per dare risposte certe alle aspirazioni di questi Paesi – ha concluso – serve una leadership politica europea forte che promuova riforme strutturali in vista dell’allargamento".