Nel nostro Paese, è "ancora gravemente insufficiente l’esigenza di garantire il diritto allo studio non solo come possibilità di iscriversi all’università, ma anche come insieme delle opportunità grazie alle quali ognuno possa realizzare la formazione a cui aspira". Lo ha detto mons. Bruno Stenco, direttore dell’Ufficio Cei per l’educazione, la scuola e l’università, aprendo questo pomeriggio il terzo convegno nazionale dei collegi universitari di ispirazione cristiana, in corso a Roma (fino al 12 novembre) sul tema: “Oltre l’aula: 110 e lode dalla vita! Il collegio universitario risorsa e sfida per il mondo degli affetti”. In Italia, ha proseguito il relatore, la "formazione culturale superiore" sembra tuttora "condizionata fortemente dalla capacità economica della famiglia d’origine e dall’accesso a relazioni sociali e a informazioni significative". Per Stenco, in altre parole, "siamo di fronte a una povertà di secondo livello che non è più la povertà di chi non può andare all’università". Si tratta, ha spiegato infatti il direttore dell’Ufficio Cei, di "una necessità di tipo immateriale di chi in una fase cruciale della propria vita ha bisogno di ricevere orientamento, tutoring, dialogo, vita comunitaria e relazionale, professionalizzazione", ma soprattutto "valori in una prospettiva di umanesimo aperto al mistero, alla creatività, alle domande religiose".