"Per recuperare la sostanza della fede e, al tempo stesso, offrire sostegno ai migranti non dobbiamo chiedere solo lealtà, ma dobbiamo essere capaci di creare comunione, accogliendo gli altri, riconoscendoli come fratelli, aiutandoli a mantenere la loro identità nel momento in cui si devono aprire ad una nuova, legata al Paese che li ospita". Il primo a trarre, oggi pomeriggio, le conclusioni del seminario, promosso a Roma e Bologna, sul proselitismo dei movimenti religiosi alternativi tra i migranti, è stato mons. Juan Usma Gómez del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’unità dei cristiani, per il quale "è essenziale la cooperazione tra laici e preti. Quando lasciamo un vuoto, subito i movimenti religiosi alternativi crescono". Ha parlato del vasto mondo dei gruppi di matrice cristiana presenti in Italia Giuseppe Ferrari, segretario nazionale del Gris (Gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa). "Per rapportarsi con una realtà così cangiante è necessario far leva sugli elementi comuni, senza, però, far sconti al ribasso sulla nostra fede e identità", ha aggiunto Ferrari. (segue)