Inquinamento, degrado, ecosistemi presi di mira per fini politici e militari. La denuncia è del segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ed è contenuta nel suo messaggio per la giornata internazionale per la prevenzione dello sfruttamento dell’ambiente nelle guerre e nei conflitti armati del 6 novembre. Ne sono "tragiche testimonianze", nel recente conflitto tra Israele e Hezbollah, "la perdita in mare di circa 15.000 tonnellate di petrolio dalla centrale di Jiyyeh" oppure "il degrado ambientale, la competizione per le risorse e i cambiamenti climatici regionali" che "rappresentano le cause primarie della mancata sicurezza alimentare e del conflitto in Darfur". Annan non dimentica l’Iraq, dove "il prosciugamento della palude del delta del Tigri e dell’Eufrate durante gli anni 80 e 90 è un esempio di come un ecosistema sia stato preso di mira deliberatamente per raggiungere fini politici e militari". "Le parti in un conflitto ricorda il segretario dell’Onu – sono tenute al rispetto degli accordi internazionali che hanno una rilevanza ambientale e che vietano, per esempio, la distruzione deliberata di terreni agricoli. La legislazione contemporanea ignora le conseguenze ambientali delle guerre. E’ ora che gli accordi internazionali su guerra e conflitti armati vengano rivisti per garantire la copertura tanto dei danni all’ambiente".