” ” Padre Pizzuti è anche colpito dalla facilità con cui si usano i coltelli: "C’è una socializzazione al male, alla devianza, alla trasgressione; ci sono dei ‘percorsi’ per cui un ragazzo in un momento di difficoltà tira fuori il coltello per aggredire". Bisogna, perciò, "ricostruire tutto un ambiente familiare, sociale, culturale favorevole al dialogo, all’incontro e non alla sopraffazione". Per "ricostruire le biografie delle persone" occorre poi "capire da quali contesti si proviene": "la famiglia, la scuola, le parrocchie, le associazioni, le offerte di aggregazione che ci sono o non ci sono sul territorio". A favore dei giovani sono necessario, per il gesuita, "l’intervento dello Stato, ma anche le iniziative dell’associazionismo pubblico e privato". Lo Stato, in particolare, "deve intervenire offrendo opportunità aggregative, di uso del tempo libero, di educazione, di formazione al lavoro e alla responsabilità". Bene, quindi, una sinergia, tra tutte le agenzie educative, anche della Chiesa. "Un ruolo importante sottolinea padre Pizzuti – lo hanno gli oratori, da incrementare anche con i soldi pubblici". Si tratta, conclude, "di un impegno collettivo di ricostruzione per la vera educazione dei giovani".