Creare "luoghi di confronto, stabili e permanenti, in cui i laici possono confrontarsi liberamente tra di loro, magari anche scontrarsi, sotto la propria responsabilità, sui temi sociali e politici", per poi "consegnare" la riflessione ai propri vescovi affinché "illuminati dalla ragione e dal magistero ricuciano alcuni eventuali strappi sulle idee". È una delle proposte emerse in alcuni gruppi di studio del Convegno di Verona, per tradurre in concreto le indicazioni del Papa, il quale nel suo discorso programmatico ha esortato i laici ad assumersi autonomamente e responsabilmente, alla luce del magistero della Chiesa, il compito di agire in politica da cristiani. A palarne al SIR è il sociologo Attilio Danese, condirettore della rivista "Prospettiva persona", informando che da molti partecipanti al Convegno è emersa la proposta di una sorta di "Consulta" dei laici, intesa come "organo consultivo istituito in maniera permanente, stabile, che si riunisca a scadenze fisse per discutere dell’agenda dei principali problemi sul tappeto in funzione del bene comune del Paese". Quanto al "clima" generale del Convegno di Verona, Danese lo ha definito "di amicizia e di fraternità", caratterizzato da "un sentimento comune del convergere verso l’unità, nonostante le diversità".