"La tensione missionaria" deve essere, per il card. Ruini, "il principale criterio intorno al quale configurare e rinnovare progressivamente la vita delle nostre comunità". Dal Convegno, ha proseguito il porporato, "emerge chiara l’esigenza di superare le tentazioni dell’autoreferenzialità e del ripiegamento su di sé", come anche "di non puntare su un’organizzazione sempre più complessa, per imboccare invece con maggiore risolutezza la strada dell’attenzione alle persone e alle famiglie, dedicando tempo e spazio all’ascolto e alle relazioni interpersonali, con particolare cura per la confessione sacramentale e la direzione spirituale". In tal senso, non basta "attendere" la gente, ma occorre "andare" a loro e soprattutto "entrare" nella loro vita concreta e quotidiana, comprese "le case in cui abitano, i luoghi in cui lavorano, i linguaggi che adoperano, l’atmosfera culturale che respirano". È questo il senso e il nocciolo della "conversione pastorale" che riguarda "certamente le parrocchie, ma anche, in modo differenziato, le comunità di vita consacrata, le aggregazioni laicali, le strutture delle nostre Diocesi, la formazione del clero nei seminari e nelle università, la Conferenza Episcopale e gli altri organismi nazionali e regionali".