Quello di oggi è "un popolo di Dio multietnico e multiculturale", che deve superare "la paura di perdere la propria identità culturale e l’insorgente tentazione di ridurre il cristianesimo a religione civile e a farne strumento di difesa contro la diversità degli stranieri". Lo ha detto don Michele Morando, responsabile del centro pastorale per le migrazioni della diocesi di Verona, che ha aperto la mattinata della quinta giornata del Convegno ecclesiale nazionale di Verona, dedicata a Benedetto XVI. Il relatore ha esortato a una "conversione" della pastorale, nell’ambito dei rapporti tra le Chiese e "nell’atteggiamento verso i fratelli che vengono da noi a cercare nuove possibilità di vita". Morando, in particolare, ha invitato le nostre Chiese a "superare i particolarismi per aprirsi allo scambio di doni e alla generosità solidale verso gli altri continenti", tramite la capacità di "trasformare la paura del diverso in disponibilità ad arricchirsi con i doni dell’altro, di trasformare il pregiudizio in incontro, il sospetto in dialogo, la noncuranza in solidarietà accogliente". Il relatore ha menzionato anche la "persecuzione" dei cristiani nel mondo, che arriva "fino al martirio", come è avvenuto per don Claudio Lintner, don Andrea Santoro, suor Leonella Sgorbati.