Quattro proposte concrete nell’ambito della "fragilità" vengono da mons. Vittorio Nozza, direttore della Caritas italiana. La prima, "coniugare carità e cultura" anche nella scuola, nelle università, nel mondo dell’economia e del lavoro. "In ogni diocesi secondo mons. Nozza dovrebbe esserci un tavolo di lavoro, un luogo dove confrontare pensieri diversi a partire dal mondo della fragilità e dei poveri". La seconda è di "moltiplicare i luoghi dell’azione e dell’osservazione delle situazioni di disagio e povertà" nelle comunità cristiane. Ossia "le persone devono fare da sentinella nei luoghi di lavoro, in famiglia, nei gruppi, in parrocchia, per segnalare tempestivamente i singoli casi ai servizi Caritas, senza aspettare che la situazione peggiori". Un esempio? "Il catechista che incontra ogni settimana i ragazzi può avere nel suo gruppo figli di immigrati o di famiglie meno abbienti". La terza proposta riguarda "la dimensione comunitaria" di ogni azione e attività all’interno della parrocchia, ossia "ogni associazione, gruppo, servizio di qualsiasi tipo agisca a nome della comunità e non in maniera individuale". La quarta, ma non ultima, è quella di "coniugare i segni sacramentali e le opere di carità". Alcune modalità possibili, secondo il direttore della Caritas italiana, sono la formazione unitaria degli operatori pastorali e la programmazione unitaria all’inizio dell’anno liturgico. La Caritas è presente al Convegno con una settantina di delegati da tutta Italia.