Parlare di fragilità in rapporto alla mafia e ai mafiosi sembra un paradosso, eppure può essere una sfida enorme per la Chiesa italiana. "La sfida di dare ai mafiosi una coscienza. A noi cristiani non interessa il loro arresto, ma la loro conversione": sono le parole di mons. Giancarlo Bregantini, vescovo di Locri-Gerace, intervenuto ieri durante un gruppo di studio dell’ambito "fragilità " al Convegno ecclesiale di Verona. "Quando vado in carcere i mafiosi piangono ha raccontato mons. Bregantini -. La mafia dentro il cuore è fragilissima, per questo diventano uomini violenti". Il vescovo di Locri ha accennato alla recenti minacce ricevute dal giovane scrittore napoletano Roberto Saviano, che in un suo libro-inchiesta ha ridicolizzato la camorra come "realtà senza spessore umano": "Saviano ha colto nel segno, è veramente così. Per questo la sfida della Chiesa è dare una coscienza a queste persone, che non sono persone d’onore, ma sono più fragili di tutti gli altri, perché portati ad usare la violenza per affermarsi". Mons. Bregantini ha posto in evidenza anche altri due momenti forti di "fragilità" delle persone: la confessione e l’unzione degli infermi, "luoghi stupendi dove la fragilità può diventare speranza".