La fragilità rappresenta "uno dei nodi essenziali" del IV Convegno ecclesiale in corso a Verona: "Se non si ha sempre più la percezione chiara di questo ambito si rischia che anche gli altri temi e discorsi diventino non soddisfacenti". Secondo mons. Giancarlo Maria Bregantini, vescovo di Locri-Gerace, "la fragilità dà la possibilità di affrontare con serenità i limiti personali dell’uomo ma anche i limiti della Chiesa italiana oggi e delle nostre parrocchie e insieme i limiti del mondo. Il compito della Chiesa oggi è quindi quello di assumere queste ferite e trasformarle in feritoie, come diceva Giovanni Paolo II, cioè in luoghi da cui passa lo Spirito". Per il presule assumere "le ferite con realismo, condividerle nella fraternità vuol dire non lasciare soli quelli che le vivono". "Se la Chiesa conclude il vescovo calabrese vuole rispondere da sola ai problemi questi la travolgono: occorre quindi mettersi in rete e affrontarli insieme. Chi è ferito diventa per noi un maestro. La fragilità ben vissuta pone al centro proprio i fragili che parlano a chi sta bene o a chi è sicuro".