“I lavori, con coraggio, stanno toccando dei nervi scoperti, come il laicato e altri problemi della Chiesa, senza piangersi addosso quanto piuttosto in una prospettiva di speranza, che ha, come prima modulazione, il principio di responsabilità e di corresponsabilità”. E’ quanto dichiara mons. Michele Seccia, vescovo di Teramo-Atri, che aggiunge: “l’approccio al convegno è stato scenograficamente molto bello, una partenza significativa anche se, forse, un po’ incerta all’interno dell’Arena. Comunque la sensazione è che la Chiesa si sia sentita, sia davvero comunità”. Parlando, poi, dell’ambito della ‘fragilità’, uno dei cinque del Cen, il vescovo aggiunge che “bisogna prendere atto che la fragilità esiste nelle creature e nel creato e l’onnipotenza dell’intelligenza rischia di non intendere quello che deve essere considerato un dono e non una carenza”. Il vescovo di Tivoli, mons. Giovanni Paolo Benotto, è convinto che “il Cen veronese non si esaurirà in questi giorni ma proseguirà nelle chiese locali chiamate a tradurre concretamente l’esito dei lavori. Il ruolo dei laici e il rianimare con la fede la vita quotidiana delle persone sono, tra le tante, due piste da seguire con speranza”.