Altra minaccia ravvisata da Diotallevi nel suo intervento, è la crisi di valori del modello sociale europeo riguardo alla vita, la famiglia, la parità scolastica, il declino demografico. Questioni che richiedono "una razionalità e una legittimità tutt’altro che circoscritte al perimetro religioso". In un’epoca che ha visto la fine di tante ideologie e prassi, ha dichiarato Diotallevi, "non è presunzione affermare che i cattolici hanno a disposizione una quantità non trascurabile di un tipo di risorse, sempre più scarso, che potrebbe generare un’importante svolta civile. La coscienza di questa dotazione è una delle forme iniziali che può assumere una rinnovata responsabilità per la città da parte dei cattolici italiani, una responsabilità che non autorizza alcun disegno egemonico, peraltro improbabile, che non cancella la possibilità del pluralismo e soprattutto è una responsabilità che ci giudica; come un talento". Per questo, ha concluso, "non bisogna cedere alle logiche dello scandalo o dell’indulgenza, quanto piuttosto esercitare umiltà e ascesi. Non saranno infatti, ambizioni e privilegi, né alcuna forma di orgoglio religioso a mostrarci la strada e le forme migliori per l’esercizio del cristianesimo nella città e per la cittadinanza: esse somigliano troppo alla nostalgia per le cipolle d’Egitto".