VERONA 2006: IAFRATE (PSICOLOGA), NO AD "UN’AFFETTIVITÀ SENZA SPERANZA" (2)

Per Iafrate, "una delle frontiere più esposte alla deriva emozionalistica ed individualistica degli affetti" e nella quale è più urgente testimoniare "la novità della speranza cristiana" è la famiglia, specie quella fondata sul sacramento del matrimonio, che per il cristiano "è il luogo per eccellenza degli affetti e della stringente responsabilità". Soprattutto, ha osservato Iafrate, in una società come la nostra "ripiegata sull’immediato", la testimonianza della vita familiare dei credenti "può ancora veramente rappresentare un’anticipazione della speranza incorruttibile", capace di "curare le malattie della speranza" del nostro tempo. Occorre, perciò, "riaffermare l’identità della famiglia rifiutando l’edonismo molto diffuso che banalizza le relazioni umane e le svuota del suo genuino valore e della sua bellezza: promuovere i valori del matrimonio non ostacola la gioia piena che l’uomo e la donna trovano nel loro mutuo amore". "Essere testimoni di speranza nella vita affettiva e familiare" è, dunque, ha concluso Iafrate, "accettare il rischio di dare fiducia all’altro, nello scorrere delle transizioni che mettono alla prova i legami" e "lanciare una sfida al non senso a cui sono ridotte oggi le relazioni umane".