"Il modo in cui ci rapportiamo al mondo attraverso il lavoro è soggetto a radicale trasformazione e anche la festa è trasformata in puro momento d’ozio, spesso vuoto e carico di noia": con queste parole Adriano Fabris, docente di filosofia morale e direttore del master in comunicazione all’Università di Pisa, ha introdotto la relazione per l’ambito del "lavoro e festa" al Convegno ecclesiale di Verona. In questa situazione, ha detto ancora, "viene meno la relazione tra lavoro e festa come modo in cui l’uomo può vivere il tempo, può volgersi al mondo, può rapportarsi agli altri uomini, può aprirsi a Dio". Il lavoro, che si va facendo sempre più precario, instabile, "flessibile", non presenta solo aspetti negativi. "Flessibilità ha aggiunto significa anche possibilità di cogliere nuove opportunità lavorative. In quanto tale non è sinonimo di insicurezza. Il lavoro che manca, oggi, non è semplicemente lavoro negato. E come tale non è solamente segno di una mancanza di futuro, che porta inevitabilmente alla disperazione". Però ha poi aggiunto che se il lavoro manca per davvero, viene "messo in discussione il senso stesso della nostra vita". (segue)