"Le religioni e il dialogo interreligioso hanno un ruolo fondamentale" nella lotta al terrorismo, stigmatizzando "l’odio e la violenza come antitetici alla religione autentica", promuovendo "una cultura di pace e rispetto vicendevole" e aiutando le persone "ad optare per mezzi non violenti". Lo ha detto mons. Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede all’Onu, intervenendo ieri a New York alla sesta Commissione alla 61ª Assemblea generale delle Nazioni Unite. "Il terrorismo ha proseguito l’esponente vaticano è una manifestazione culturale nel senso di anti-cultura e anti-civilizzazione di distorta percezione della realtà, complessi xenofobi, disprezzo dell’altro, che viene visto come una minaccia, di cinico abuso della religione". Di fronte a questo fenomeno, "le misure legali e armate non sono sufficienti; dobbiamo rispondere anche con strumenti culturali capaci di convincere che esistono alternative non-violente". "Nessun motivo può scusare o legittimare l’uccisione o la mutilazione deliberata delle popolazioni civili", ha ammonito mons. Migliore auspicando una Convenzione generale sul terrorismo internazionale: "La lotta al terrorismo ha aggiunto deve includere un risoluto impegno politico, diplomatico ed economico nel rilevare le situazioni di oppressione e marginalizzazione che facilitano i disegni dei terroristi".