“Tanto più è difficile coltivare durevolmente la speranza, quanto più restiamo soggiogati alla drammatica scomposizione dell’umano”. Per il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Lorenzo Ornaghi, intervenuto alla seconda giornata del IV Convegno ecclesiale, “è urgente che una cultura intrinsecamente sperante sappia riguadagnare la sua funzione originaria nei confronti delle conoscenze scientifiche” contribuendo a far sì che esse “siano realmente al servizio dell’uomo” e ne rispettino “l’unitarietà del soggetto come persona”. Di fronte alla “tentazione dello straniamento” dei cattolici dalla politica, Ornaghi ha sottolineato che “l’esercizio del cristianesimo implica lo sforzo di farsi carico” dei bisogni del Paese, ed “è in questo farsi carico che cultura e politica si incontrano”. Un “consenso cercato con idee nuove”, e una “mediazione genuinamente politica”, che non è, ha precisato, “instabile punto di compromesso”, sono gli ambiti in cui, ispirato ai cosiddetti “principi irrinunciabili”, si giocherà l’impegno dei cristiani nella società. “Solo dall’educazione viene la bussola per potersi orientare dentro il pluralismo parossistico della società” ha osservato ancora il rettore della Cattolica, sottolineando il ruolo che possono svolgere università e scuola “se orientate in senso cristiano”. Occorre, ha concluso, “tornare a educare i desideri” verso “il bene, il vero, il bello”.