VERONA 2006: RILANCIARE LA TRADIZIONE TUTTA ITALIANA DI UN “CRISTIANESIMO POPOLARE”

“All’inizio del Novecento Nietzsche rimproverava ai cristiani di non essere testimoni della novità sconvolgente della vita risorta. E il secolo appena trascorso ne è stato purtroppo come la triste conferma": è il pensiero di don Franco Giulio Brambilla, primo relatore della mattinata al convegno ecclesiale di Verona, che nel suo intervento ha delineato l’orizzonte teologico-pastorale dell’incontro nazionale. “All’inizio del terzo millennio – ha poi aggiunto – la sfida cruciale consiste nel mettere in luce il tratto escatologico della fede cristiana, superandone però una lettura alienante e distorta”. Ha poi detto che “l’immagine dell’uomo per i cristiani riguarda la vita concreta delle persone che nascono e crescono, della gente che lavora, delle coppie che devono scegliere e metter casa, delle famiglie che generano figli, della sofferenza delle persone”. “Popolarità del cristianesimo non significa la scelta di basso profilo di un cristianesimo minimo, ma la sfida che la tradizione tutta italiana di una fede presente sul territorio sia capace di rianimare la vita quotidiana delle persone”.