Per il card. Tettamanzi, "la speranza in Cristo genera un rinnovato pensiero antropologico" perché "coinvolge l’uomo nella sua radicalità", avendo "un formidabile potere di trasformazione sulla visione, di più sull’esperienza odierna dell’uomo". Perciò, alla Chiesa italiana spetta "il compito di elaborare una rinnovata figura antropologica sotto il segno della speranza": esiste, infatti, "un’intelligenza della speranza da cui deriva un sapere della speranza che si ripercuote sulla questione antropologica". Un secondo cammino è "quello di una maturazione della coscienza e delle prassi della comunione ecclesiale", che sia "più ampia, più intensa, più responsabile" e perciò "più missionaria". Dalla comunione della Chiesa, che è "cattolica", chiamata cioè a "coinvolgere tutti", nasce la "missio ad gentes" e la "realizzazione della mondialità e della grande questione della giustizia e della pace". La comunione, poi, conduce alla "collaborazione" e alla "corresponsabilità". Quindi, ha aggiunto il cardinale, bisogna "amare l’altra parrocchia come la propria, l’altra diocesi come la propria, l’altra aggregazione come la propria". L’arcivescovo di Milano ha, inoltre, evidenziato come dal Convengo si attenda "una parola" sui laici e sul laicato". (segue)