"I media hanno paura della novità. Per questo ci si limita a proporre format già sperimentati altrove: se in TV faccio fiasco con una novità ne pago le conseguenze, mentre se a fallire è un format già sperimentato all’estero, in qualche modo ci si salva. Così, però, si tarpano le ali a potenziali successi, che potrebbero portare una ventata di originalità". È il parere di Alessandro Sisti, sceneggiatore Disney e docente all’Accademia Disney di Milano, intervenuto oggi al convegno "La problematicità dello scrivere per l’infanzia tra l’esigenza della buona narrazione, i timori della famiglia e le richieste del mercato", in corso a San Lazzaro di Savena (Bologna) per iniziativa dell’Associazione MediaEducation.bo e della Compagnia del Teatro dell’Argine. Il problema di fondo, ha aggiunto lo story editor Francesco Filippi, "è economico, e questa è anche la logica che segue la censura: evitare contenuti problematici, che potrebbero suscitare discussioni con ricadute negative fra gli inserzionisti". La conseguenza è una censura che priva i cartoni di contenuti, redendoli prodotti "di serie B". "In realtà il ‘cartoon’ ha un compito educativo, deve trasmettere valori". Ben venga "una censura colta, che taglia le parti insensate", però la realtà, ha concluso Filippi, è fatta di "censure preventive, dai risvolti assurdi e controproducenti. E chi ne subisce le conseguenze sono i bambini stessi che s’intende tutelare".