EUROPA: COMECE, IL FUTURO ESIGE UNA PIÙ FORTE CULTURA DELLA CONDIVISIONE

Le migrazioni, le nuove e diverse insicurezze, il rapporto tra pubblico e privato: sono alcune tra le questioni che l’Europa dovrà affrontare con una più efficace politica comune. L’appunto viene dai gruppi di studio costituitisi al seminario Comece (Commissione episcopati comunità europea) che si chiude oggi a Clermont Ferrand in preparazione del 50° anniversario del Trattato di Roma che la stessa Comece ricorderà l’anno prossimo con un incontro a Roma. A queste sfide si aggiunge il confronto tra patriottismo economico e sviluppo condiviso: "Il primo come arma spesso brandita dall’autorità e il secondo come risposta ancora fragile della società civile". Nello stesso tempo, si é sottolineato, "é urgente fermare il degrado del consenso e rilanciare su basi culturali nuove il rapporto cittadini-istituzioni, tenendo anche conto che di certe fragilità e lacune non sono responsabili solo i leader perché esse sono spesso il risultato di una crisi culturale diffusa". "A fronte di una complessità che non giustifica alcun pessimismo e alcuno scetticismo – é stato ribadito – occorre individuare i mezzi e i linguaggi più efficaci per creare nei Paesi europei una più forte cultura della condivisione". Infine, citando, un pensiero di Jean Claude Junkers si é concluso: "Dobbiamo avere la fierezza di essere europei se molte persone muoiono per raggiungere questa terra in cerca di speranza, é però una fierezza che, di fronte a tante tragedie, deve tradursi in scelte di responsabilità".