"Solo l’umanesimo cristiano ha proseguito l’arcivescovo di Bologna garantisce una vera comunità civile e la costruzione di una vera civitas, poiché la sua categoria fondamentale, la carità, esclude che l’uomo possa raggiungere il suo proprio bene a spese del bene dell’altro. Se non è fondata in una reale comunione di vita e condivisione di destini, la legalità, assolutamente necessaria, viene inesorabilmente e quotidianamente sconfitta". "La nostra città, ogni città degna di questo nome è la tesi di fondo del cardinale è sempre stata ed è quotidianamente generata da due eventi spirituali: la coscienza che l’uomo ha di se stesso; il legame fra una generazione e l’altra istituito dall’atto educativo. Sono queste le due sorgenti della convivenza civile". "La nostra città non è, non può essere destinata alla morte spirituale", ha ammonito il porporato: "Dobbiamo avere il coraggio intellettuale ha concluso – di mettere in discussione quelle false concezioni dell’uomo che ne degradano lo splendore riducendolo ad un casuale incidente del processo evolutivo. Né possiamo più lasciare inevasa la domanda di verità e di senso che le giovani generazioni rivolgono a noi adulti, come facciamo quando proponiamo loro un progetto di libertà che è insignificante vagabondaggio senza meta ultima".