Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana. Il calcio, come sempre in questo paese, è qualcosa in più di una metafora della vita pubblica, è specchio, riflesso, guazzabuglio. E c’è anche qualche schizzo calcistico di ulteriori, possibili puntate dello scandalo deflagrato nello scorso mese di maggio nel groviglio delle intercettazioni telefoniche illegali. Schizzi di uno scandalo nato sui telefoni e sui telefonini, che invitano a diffidare comunque dai moralizzatori "un tanto al chilo", come peraltro dovrebbe essere ovvio ed evidente, non solo nel contesto pallonaro, ma più ampiamente nella vita pubblica. Non di moralismo c’è bisogno, infatti, ma di regole e di rispetto delle regole. In ogni caso l’allarme rosso per la prospettiva di una spirale senza fine di ricatti, che le banche dati clandestine aprivano, ha avuto comunque una conseguenza importante: il decreto legge per bloccare un uso delle intercettazioni potenzialmente dirompente del tessuto pubblico, in quanto collegato con una utilizzazione ad orologeria del sistema della comunicazione, sta passando con un sostanziale accordo tra gli schieramenti politici. E’ un fatto significativo: ci sono cose da fare su cui serve un consenso operativo, cose che non sono né di destra, né di sinistra, ma che sono necessarie al Paese nel suo complesso. E il metodo potrebbe essere adoperato anche in altri contesti: c’è proprio bisogno di accordi "sereni e costruttivi", come si scrive nel comunicato finale del Consiglio permanente della Cei, tra gli schieramenti se il bipolarismo all’italiana vuole crescere. E assomigliare meno ai manzoniani polli di Renzo, non poche volte visti a beccarsi tra di loro, incuranti del contesto, nella ancora interminata transizione di questi anni. Accanto a questo dato politico in una vicenda ancora apertissima sembrano emergere due altri punti. C’è una riflessione da fare sulle privatizzazioni, a più di dieci anni dalle prime decisioni. Da un lato è bene continuare ad interrogarsi sui dividendi e sulle prospettive, in particolare intorno ad una riflessione seria su quello che un tempo si chiamava il sistema-paese. Dall’altro, essendo il sistema pubblico allargato l’arena elettiva dei partiti, sia quelli antichi scomparsi dopo il 1993, sia quelli "nuovi" sorti con il nuovo sistema politico-elettorale, è necessario porsi il problema del rapporto di questi soggetti con la politica. Il secondo punto è invece di ordine più sostanziale. Per la gran parte dei cittadini la questione della "privacy" è semplicemente un termine inglese che evoca montagne di moduli da firmare: quasi un fastidio burocratico. Invece, nel sistema globalizzato delle gradi reti telematiche, è una delle frontiere più sensibili ed importanti della tutela e dello sviluppo della democrazia. E’ uno dei nuovi e più essenziali diritti di libertà. Su cui bisognerà insistere e lavorare approfonditamente.” “