La morte di suor Leonella, uccisa insieme alla sua guardia del corpo, Moahmed Mahamodu, somalo musulmano padre di quattro figli, è la prova "che è possibile vivere insieme e morire insieme": lo ha detto oggi mons.Giorgio Bertin, vescovo di Djibuti e amministratore apostolico di Mogadiscio, durante l’omelia ai funerali di suor Leonella Sgorbati, la missionaria della Consolata uccisa domenica scorsa a Mogadiscio, in Somalia, all’uscita dell’ospedale pediatrico ‘Sos’. La celebrazione si è svolta a Nairobi, in Kenya, nella parrocchia della Consolata, e la salma è stata sepolta nel cimitero delle suore di Nazareth alla periferia della capitale keniana, come desiderava suor Leonella, che in Kenya ha lavorato per più di trent’anni. Una folla immensa ha partecipato alle esequie, insieme a numerose autorità italiane, somale e keniane. Mons. Bertin ha invitato a vedere la lezione positiva emersa dalla vita di suor Leonella, che ha dedicato tutta la sua esistenza ai poveri. "La sua vita ha affermato dimostra che una nuova terra è possibile, che una nuova Somalia è possibile". "Spero che suor Leonella ha concluso sia l’ultimo martire in Somalia".