BENEDETTO XVI – ISLAM: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota SIR di questa settimana.

Con felice sintesi il presidente delle Cei, esprimendo la "totale vicinanza e solidarietà" al Papa ha concluso col proposito di intensificare "la nostra preghiera per lui, per la Chiesa, per la libertà religiosa, per il dialogo e l’amicizia tra le religioni e i popoli". Proprio perché il discorso accademico di Benedetto XVI a Ratisbona era fondato sul proposito di "favorire un vero dialogo delle culture e delle religioni – un dialogo di cui abbiamo un così urgente bisogno". Dialogo significa franco e sincero confronto, significa sincera apertura alle ragioni dell’uomo, riconoscimento dell’altro come interlocutore. Il Papa in Germania ha parlato con rigore, con amore, con chiarezza di Dio, ne ha rivendicato con forza la centralità nello sviluppo della civilizzazione. E, in particolare, si è applicato con passione a scuotere il "cinismo" dell’Occidente a proposito della questione di Dio, che invece del dinamismo di civiltà dell’Occidente è inequivocabilmente al centro, da sempre.
Tutto qui. Eppure dalla "splendida" lezione di Ratisbona è nato un gigantesco fraintendimento sviluppatosi con sospetta velocità, moltiplicata dal sistema della comunicazione globale, più attento alla logica della fabbrica della notizia che della passione della verità. Non stupisce che gruppi terroristici, come Al Qaeda, ne abbiano tratto un immediato pretesto per rilanciare l’appello alla guerra santa. Raccapriccia che altri gruppi con ogni probabilità siano direttamente passati a vie di fatto con l’assassino "abominevole" di suor Leonella Sgorbati, a Mogadiscio. Ma "suscita sorpresa e dolore" e non può non fare riflettere il coro delle polemiche generato, come ha notato il portavoce della Commissione dell’Unione europea "su citazioni estrapolate, anche deliberatamente", che ha generato una serie di "reazioni sproporzionate, che equivalgono a respingere la libertà di parola". Inaccettabili, secondo lo stesso Johannes Leitenberger.
Per questo allora, senza accettare alcuna logica dello scontro, bisogna ritornare al punto, ovvero ai due connessi punti che il Papa ha messo in rilievo. Il primo è la riaffermazione della plausibilità della fede, "il legame essenziale tra la ragione umana e la fede", il secondo l’invito al dialogo su questa base, un dialogo di portata universale. Crede talmente nel dialogo, il Papa, che non ha esitato nell’Angelus di domenica 17 settembre, con un gesto di grande apertura e pazienza, di fronte a una crescente marea mediatico-politica, a precisare a rilanciare "un invito al dialogo franco e sincero, con grande rispetto reciproco".
E proprio per attrezzarsi convenientemente a questo dialogo, che presuppone un’identità aperta e definita, a Ratisbona il Papa ha fornito delle coordinate fondamentali, da meditare e assimilare in profondità, come il cardinal Ruini ha assicurato i cattolici in Italia faranno, fin dall’ormai imminente Convegno ecclesiale di Verona.