“Servus Christi” e “vox Christi“: ricordando le “due definizioni” con le quali “Sant’Agostino ha cercato di spiegare l’essenza del compito del ministro ordinato”, nel testo scritto per l’incontro con i presbiteri e diaconi permanenti nel Duomo di Frisinga, il Papa ha evidenziato come “qualificare il sacerdote ‘servus Christi’ significa sottolineare che la sua esistenza ha un’essenziale ‘connotazione relazionale’: in ogni sua fibra egli è relativo a Cristo”. Questo “non toglie nulla al suo riferimento alla comunità, ne costituisce anzi il fondamento”: “in virtù del carattere sacramentale, ricevuto nell’Ordinazione, egli appartiene a Cristo e ne condivide la dedizione senza riserve al ‘corpo’ della Chiesa”. Anche nella definizione “vox Christi” emerge, ha sottolineato il Papa nel testo non letto, la “connotazione relazionale” del ministro: come “voce” egli è relativo alla “Parola” che è Cristo. Si rivelano qui “la grandezza e l’umiltà del ministero ordinato”, perché “come Giovanni Battista, il sacerdote e il diacono non sono che i precursori, i servitori della Parola. Al centro non stanno loro ma Cristo, di cui essi devono essere “voce” con tutta la loro esistenza”.