Per Lorenzo Ornaghi, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, "l’11 settembre ha certamente provocato contraccolpi e movimenti, che non sarebbe eccessivo assimilare ad un risveglio"; in particolare, si è fatta strada 2una inattesa rilevanza ‘pubblica’ del sentimento religioso e della fede nella dimensione trascendente dell’esistenza". A giudizio di Ornaghi, "alla costruzione del futuro potrebbe davvero contribuire un’efficace traduzione culturale di quella vocazione all’universalismo, così tipica del pensiero cristiano". Insomma, "l’Occidente fallisce quando propone il modello di una democrazia totalmente secolarizzata", mentre "in una democrazia basata sul principio di sussidiarietà le differenze cessano di essere fonte di lacerazioni". Per Carl A. Anderson, vice presidente del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II di Washington, "ogni cristiano ha la responsabilità di lavorare alla costruzione di una cultura di vita e se ‘di vita’ anche ‘di amore’", ma "la responsabilità non è solo dei cristiani. E cosa ancor più importante nel mondo di oggi, ‘non può’ essere ‘solo’ dei cristiani". "Un ponte potenziale tra le civiltà", ha aggiunto Anderson, è "la comprensione dei diritti umani e della dignità umana, che è applicabile universalmente a ogni persona".