“È per me un momento emozionante stare ancora una volta sulla cattedra dell’università e una volta ancora poter tenere una lezione”: con il ricordo dell’attività didattica svolta presso l’Istituto superiore di Frisinga e poi, a partire dal 1959, presso l’università di Bonn, Benedetto XVI ha introdotto oggi pomeriggio, nell’Aula magna dell’Università di Regensburg, il suo discorso rivolto ai rappresentanti della scienza. Tema della riflessione, che ha tracciato un excursus del rapporto fede e ragione attraverso i secoli del cristianesimo e in relazione al pensiero greco-ellenistico, alla filosofia medioevale, alla Riforma, alla metafisica di Kant e alla teologia liberale del XIX e XX secolo, la “ragionevolezza” della fede e, al tempo stesso, l’importanza di “aprirsi all’ampiezza della ragione” per trovare risposte agli interrogativi dell’uomo. “L’occidente – ha osservato il Papa – da molto tempo è minacciato” dall’avversione “contro gli interrogativi fondamentali della sua ragione, e così può subire solo un grande danno. Il coraggio di aprirsi all’ampiezza della ragione, non il rifiuto della sua grandezza è questo il programma con cui una teologia impegnata nella riflessione sulla fede biblica, entra nella disputa del tempo presente”.