“I conti sull’uomo, senza Dio,non tornano, e i conti sul mondo, su tutto il vasto universo, senza di Lui non tornano”. Nell’omelia della Messa alla spianata dell’Islinger Feld, il Papa si è chiesto se “la nostra decisione di fondo”, sintetizzata nell’affermazione del Credo – “noi crediamo in Dio” – sia “possibile”, e dunque “ragionevole”, “ancora oggi”. “Fin dall’illuminismo, almeno una parte della scienza s’impegna con solerzia a cercare una spiegazione del mondo, in cui Dio diventi superfluo”, ha sottolineato il Pontefice: “E così Egli dovrebbe diventare inutile anche per la nostra vita. Ma ogniqualvolta poteva sembrare che ci si fosse quasi riusciti – sempre di nuovo appariva evidente: i conti non tornano!”. L’alternativa, in ultima analisi, è tra la “Ragione creatrice”, cioè “lo Spirito che opera tutto e suscita lo sviluppo”, e l'”Irrazionalità”, che “priva di ogni ragione, stranamente produce un cosmo ordinato in modo matematico e anche l’uomo, la sua ragione”. Quest’ultima, obietta però il Papa, “sarebbe allora soltanto un risultato casuale dell’evoluzione e quindi, in fondo, anche una cosa irragionevole”. Noi cristiani, invece, “crediamo che all’origine c’è il Verbo eterno, la Ragione e non l’Irrazionalità”. “Con questa fede non abbiamo bisogno di nasconderci, non dobbiamo temere di trovarci con essa in un vicolo cieco”.