CINA-SANTA SEDE: VII COLLOQUIO EUROPEO, “LE RELAZIONI POTRANNO MIGLIORARE MA NON ASPETTIAMOCI MIRACOLI” (2)

“Riguardo alla normalizzazione di fatto – ha osservato p.Malek – molto è cambiato”. Ma a suo avviso “noi ci aspettiamo troppo, miracoli che non accadranno”, come ad esempio “che la situazione di vescovi, preti, religiose migliori significativamente, che la Chiesa in Cina diventi membro attivo e a pieno titolo della Chiesa universale o che sia possibile, per le Chiese locali, le congregazioni o le organizzazioni, lavorare e collaborare con la Chiesa cinese”. Se con la “normalizzazione” la Santa Sede manderà un nunzio o un delegato in Cina “ci sarà sicuramente un cambiamento nelle relazioni formali – ha detto -, ma questo non significa necessariamente che l’atteggiamento di fondo nei confronti della Chiesa cattolica nel suo complesso cambierà radicalmente”. Secondo lo studioso è probabile che “la questione della nomina dei vescovi sarà risolta in un modo o nell’altro”, come pure quella “dei territori diocesani e delle proprietà ecclesiali”, e “i seminari potrebbero ottenere uno status ufficiale”. Non sarà facile affrontare, invece, questioni riguardanti “la formazione di preti, seminaristi e religiose”, mentre “le relazioni tra i rappresentanti della Chiesa non ufficiale e di quella ufficiale potrebbero addirittura deteriorarsi in seguito alle decisioni di Roma”. Perciò, secondo p.Malek, “bisogna formare più persone possibili sulla Cina e per la Cina, come pre-condizione e preparazione alla normalizzazione formale”, in modo che “la Chiesa non perda ancora una volta" la chanche dell’evangelizzazione.