La "normalizzazione" formale (de jure) dei rapporti tra Santa Sede e Cina "probabilmente potrebbe accadere sorprendentemente". Ma "non aspettiamoci miracoli" perché, "anche dopo, i problemi nella Chiesa cinese continueranno ad esistere e diventeranno forse più visibili": è quanto sostiene lo storico delle religioni p.Roman Malek, che ha parlato sabato scorso delle relazioni tra Cina e Vaticano durante il VII Colloquio europeo dei cattolici sulla Cina, organizzato dal Pime (Pontificio istituto missioni estere) a Triuggio (Milano). Padre Malek ha precisato che "le relazioni sino-vaticane sono relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e il governo cinese, niente di più e niente di meno", da non confondere con "la questione delle nomine e delle ordinazioni dei vescovi". Per cui "la normalizzazione delle relazioni diplomatiche consiste principalmente nel riconoscimento della Repubblica popolare di Cina come Stato sovrano", e qui entra la questione di Taiwan e della sede "temporanea" dell’incaricato di affari della Santa Sede. Malek ha elencato invece molti segni di una "normalizzazione di fatto", come ad esempio "la diffusione dei ritratti del Papa, delle encicliche e di altri documenti", la presenza di "molti preti, seminaristi e suore cinesi che studiano all’estero", "molti pellegrinaggi a Roma, la partecipazione di giovani alle Giornate mondiali della Gioventù", "il permesso accordato a vescovi stranieri di fare visita alle Chiese in Cina", "il permesso ai vescovi della Chiesa non ufficiale di parlare con alti rappresentanti della Santa Sede". (segue)