Il "vero" testimone "non si accontenta di proporre l’annuncio, ma interpella direttamente l’interlocutore suggerendogli di fare lui stesso un’esperienza personale di quanto annunciato". A ribadirlo è stato il Papa, che ha dedicato la catechesi dell’udienza generale di oggi all’apostolo Filippo. "L’Apostolo ha esordito – ci impegna a conoscere Gesù da vicino. In effetti, l’amicizia ha bisogno della vicinanza, anzi in parte vive di essa". Gesù stesso ha scelto i Dodici affinché "condividessero la sua vita e imparassero direttamente da lui non solo lo stile del suo comportamento, ma soprattutto chi davvero Lui fosse". L’importante, ha sintetizzato il Papa a proposito dello stile di Gesù del Vangelo così come è stato interpretato da san Paolo, "è non solo e non tanto ascoltare i suoi insegnamenti, quanto ancor più conoscere Lui in persona, cioè la sua umanità e divinità, il suo mistero, la sua bellezza. Egli infatti non è solo un Maestro, ma un Amico, anzi un Fratello. Come potremmo conoscerlo a fondo restando lontani? L’intimità, la familiarità, la consuetudine ci fanno scoprire la vera identità di Gesù Cristo. Ecco: è proprio questo che ci ricorda l’apostolo Filippo". Alla scuola di Filippo, ha concluso il Santo Padre, dobbiamo essere sempre pronti" ad "essere una strada aperta" verso il Signore.