Nonostante le differenze tra i vari cammini religiosi, ha chiarito Benedetto XVI, "il riconoscimento dell’esistenza di Dio non può non disporre i credenti a considerare gli altri esseri umani come fratelli". A nessuno, dunque, è lecito, ha proseguito il Papa, "assumere il motivo della differenza religiosa come presupposto o pretesto di un atteggiamento bellicoso verso altri esseri umani", tuttavia, "si potrebbe obiettare che la storia conosce il triste fenomeno delle guerre di religione". "Sappiamo però ha aggiunto il Santo Padre – che simili manifestazioni di violenza non possono attribuirsi alla religione in quanto tale, ma ai limiti culturali con cui essa viene vissuta e si sviluppa nel tempo. Quando però il senso religioso raggiunge una sua maturità, genera nel credente la percezione che la fede in Dio, Creatore dell’universo e Padre di tutti, non può non promuovere tra gli uomini relazioni di universale fraternità". Di fatto, ha ricordato Benedetto XVI, "testimonianze dell’intimo legame esistente tra il rapporto con Dio e l’etica dell’amore si registrano in tutte le grandi tradizioni religiose". Un altro aspetto importante dell’iniziativa promossa ad Assisi da Giovanni Paolo II è l’aver posto "l’accento sul valore della preghiera nella costruzione della pace": "Gli oranti delle varie religioni poterono mostrare come la preghiera non divida ma unisca, e costituisca un elemento determinante per un’efficace pedagogia della pace". (segue)