Un appello ad "eliminare la precarietà occupazionale che la cosiddetta ‘legge Biagi’, suo malgrado, ha introdotto nel mercato del lavoro", e che penalizza soprattutto le famiglie. A rivolgerlo al Presidente del Consiglio, Romano Prodi, è mons. Giuseppe Zenti, vescovo di Vittorio Veneto, che in una lettera aperta pubblicata sul settimanale diocesano, "L’Azione", nel numero in uscita il 3 settembre, lancia "un suggerimento che ha lo spessore di una proposta popolare", in una materna tanto "complessa e difficile". Il punto di partenza del presule è "il bisogno vitale e imprescindibile, colto nel vissuto di tante persone: una coppia che ha la volontà di sposarsi, deve avere la possibilità di contare su una occupazione stabile e redditizia. Quanto meno per un decennio. Meglio se poi si offre alla sposa che ama la maternità anche l’eventuale opportunità del part time, se lo chiede. Ovviamente, stabilità significa continuità e non fissità, E impegno di professionalità". Sposarsi, è dunque in sintesi la constatazione del vescovo, troppo spesso si rivela un percorso ad ostacolo: "Quando una coppia sta pensando di mettere su famiglia osserva mons. Zenti se solo si trova davanti lo spettro di una precarietà occupazionale che alterna mesi di occupazione con altri di attesa, si scoraggia e comincia ad imbastire ipotesi alternative che vanno nella direzione del flusso culturale: decide, spesso a malincuore, di convivere, in attesa che gli eventi si evolvano in senso più positivo". (segue)