“Abbiamo ascoltato i responsabili ebrei, cristiani e musulmani in Palestina ed Israele – spiega de Clermont – che ricordavano l’importanza del dialogo interreligioso che hanno avviato e il sostegno che attendono dall’estero perché si possa sviluppare. Attraverso questo messaggio è affermata la volontà di tutti per la pace in Libano, Palestina e Israele, entro frontiere sicure, e nel rispetto reciproco”. De Clermont racconta anche di “alcune riserve formulate a proposito della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite” perché a loro avviso “non tocca il cuore del problema”. “Con forza – aggiunge – i nostri interlocutori hanno chiesto un ritorno al tavolo dei negoziati, per costruire una pace solida per l’intera regione, permettendo ad israeliani e palestinesi di vivere in Stati con frontiere sicure e internazionalmente riconosciute”. Secondo il presidente della Cec sono tre le strade da intraprendere: “Rifiutare di lasciarsi coinvolgere in analisi superficiali o volontariamente fuorvianti che ci allontanerebbero dal cuore del problema, che è il conflitto israelo-palestinese; fare pressione sui nostri governi e in particolare sul governo americano e sull’Unione europea perché questa crisi apra a negoziati di pace senza esclusive e sostenere in modo particolare le Chiese statunitensi ed europee impegnate in quest’azione; chiedere alle nostre Chiese di assumere impegni più concreti per la giustizia in Medio Oriente”.