E’ "la libertà nell’appartenenza" una delle evidenze che si colgono nei giorni di attesa dell’incontro dei giovani con Benedetto XVI nella piana di Montorso. Le decine di migliaia di ragazzi e ragazze dell’Agorà, che sono già nelle 32 diocesi dell’accoglienza e si stanno trasferendo in terra lauretana, anche solo nelle immagini offrono questo messaggio. Con o senza le sigle delle associazioni e dei movimenti, esprimono una diversità che, oltre ogni separatezza, mette in luce la bellezza di una comune appartenenza a Qualcosa, a Qualcuno. Più che le parole sono i volti a raccontarlo. Anche la società degli adulti, al di là della assenza dei grandi media, percepisce soprattutto sul territorio una presenza di libertà che si esprime nella serietà della riflessione e nella creatività del gesto. "Libertà nell’appartenenza", un’apparente contraddizione, significa per molti giovani vivere sulla propria pelle e tra i coetanei l’esperienza del Dio dei grandi sì alla vita, del Dio che vuole al suo fianco donne e uomini liberi. Nella mente e nel cuore portano le parole di Benedetto XVI, percepiscono sempre più la tenerezza di un padre che nel proporre ai figli percorsi esigenti indica la strada maestra della bellezza, della felicità e della libertà. E c’è in tutto questo una crescente intesa tra il Papa e i giovani: non è più necessario parlare e scrivere di "papaboys" perché in questa comunicazione tra volti c’è la Chiesa che cammina sulle strade del mondo.