"Non si tratta ha precisato il presule di una ricerca masochistica della sofferenza, ma di un realismo che non permette commistioni indebite o attenuazioni della verità, che va detta in tutta la sua integrità e a prescindere dagli esiti di rigetto che possono prodursi in un determinato contesto culturale". "Non vogliamo fare del vittimismo ha proseguito Betori ma siamo consapevoli che anche oggi la fedeltà alla parola di Dio può comportare incomprensioni e condanne sociali. Fare unità di giudizio e consolazione, senza sconti e senza dimenticanze, è quanto oggi ci è chiesto con fedeltà e coraggio, libertà e franchezza". Quanto all’azione liturgica, secondo il segretario generale della Cei occorre "rendere manifesta la carica innovativa che la liturgia ha in sé e la sua capacità di riassumere nei segni di sempre l’oggi del contrasto tra Vangelo e mondo", grazie alla sua "forza destabilizzante" e alla "carica profetica". "Un bel celebrare ha concluso Betori contribuisce in modo essenziale a dire come il Vangelo si ponga sempre in alternativa a ogni provvisoria realizzazione umana e sia sempre voce critica di ogni assetto sociale e culturale".