"Anche nelle esperienze più traumatiche l’abbandono non ha l’ultima parola perché se un bambino viene poi accolto, questo bene è così forte da redimere il male ed il dolore dell’essere abbandonati". Marco Griffini, presidente dell’associazione Amici dei Bambini (Aibi) spiega così il significato di un’espressione forse provocatoria come "scandalo del dono" che fa da titolo alla IV Giornata di studio per una spiritualità dell’adozione, in corso oggi a Cervia nell’ambito della settimana di formazione dedicata da Aibi ai "Protagonisti dell’accoglienza", le famiglie. Un paradosso che Griffini ha toccato con mano in più di vent’anni di esperienza con ragazzi che, pur avendo vissuto il trauma di un rifiuto, "sono capaci di parole non di astio verso i genitori, ma di ringraziamento". Perché "nonostante le intenzioni di chi li ha abbandonati, questa esperienza ha permesso loro di vivere poi un’accoglienza". Come se nel gesto estremo di una madre che, lascia il proprio neonato nella culla termica di un ospedale perché non riesce a garantirgli un futuro, si celasse un "dono, seppure scandaloso" o "quella stessa follia dell’amore – prosegue Griffini – che ha portato Dio ad abbandonare suo figlio sulla croce". Ma "come nell’esperienza divina, dove l’ultima parola di Gesù sul punto di morte è ‘Padre consegno il mio spirito nelle tue mani’, così nella nostra realtà abbandonare può tradursi in un gesto d’amore".