"Quando la musica e il canto entrano nell’azione liturgica non sono un elemento decorativo che si sovrappone dall’esterno alla celebrazione, ma parte integrante" di essa. A ribadirlo è stato mons. Felice Di Molfetta, vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano e presidente della Commissione Cei per la liturgia, intervenendo alla 58ª Settimana liturgica nazionale, che si è aperta oggi a Spoleto (fino al 31 agosto) sul tema: "Celebrare nella città dell’uomo". Citando il Repertorio nazionale dei canti per la liturgia, approvato nel corso dell’ultima assemblea dei vescovi italiani ed ora in attesa della "recognitio" da parte della Congregazione vaticana per il Culto Divino, il vescovo ha precisato che "lungi dal voler ammettere o escludere determinati stili musicali del passato o del presente o imbrigliare la creatività e la produzione musicale presenti nelle diocesi", il nuovo Repertorio intende "offrire un concreto servizio all’ars celebrandi in cui il canto liturgico occupa un posto di rilievo". Tra gli impegni presi di recente dalla Commissione episcopale per la liturgia, Di Molfetta ha citato la traduzione "a buon punto", ma ancora in corso – dal latino della Terza Edizione Tipica del "Missale Romanum" di Giovanni Paolo II.