Cristo, ha ricordato Benedetto XVI, "invita tutti al banchetto della vita immortale. Ma ad un’unica e uguale condizione: quella di sforzarsi di seguirlo ed imitarlo, prendendo su di sé, come Lui ha fatto, la propria croce e dedicando la vita al servizio dei fratelli. Unica e universale, dunque, è questa condizione per entrare nella vita celeste". Nell’ultimo giorno, ricorda Gesù nel Vangelo, "non è in base a presunti privilegi che saremo giudicati, ma secondo le nostre opere. Gli operatori di iniquità si troveranno esclusi, mentre saranno accolti quanti avranno compiuto il bene e cercato la giustizia, a costo di sacrifici". Non basterà, pertanto, "dichiararsi amici di Cristo vantando falsi meriti" perché "la vera amicizia con Gesù si esprime nel modo di vivere: si esprime con la bontà del cuore, con l’umiltà, la mitezza e la misericordia, l’amore per la giustizia e la verità, l’impegno sincero ed onesto per la pace e la riconciliazione". Questa, ha sottolineato il Papa, è la "carta d’identità che ci qualifica come suoi autentici amici; questo è il passaporto che ci permetterà di entrare nella vita eterna". Di qui un suggerimento: "Se vogliamo anche noi passare per la porta stretta, dobbiamo impegnarci ad essere piccoli, cioè umili di cuore come Gesù" e "come Maria".