"Se nego l’esistenza di relazioni sociali che sono obiettivamente diverse nella loro qualità etica pubblica; se determino la loro qualità solo in base al loro rapporto coi desideri e l’autonomia del singolo, la società diventerà sempre più coesistenza di egoismi opposti", è il grido d’allarme lanciato da Caffarra. Stabilire, attraverso l’equiparazione tra matrimonio, coppie omosessuali ed unioni di fatto, che "il matrimonio è una convenzione sociale e che pertanto ciascuno può realizzare la propria sfera affettivo-sessuale secondo i propri desideri e convenzioni di vita avendo tutti diritto a pari riconoscimento pubblico" ha ammonito il cardinale significa introdurre nell’ordinamento giuridico "un elemento che obiettivamente lo scardina", perché "costruisce l’edificio sociale sulla base di ciò che ciascuno desidera vivere". "Costruire la società sulla base dei desideri di ciascuno equivale a costruire società sempre più di stranieri morali, di estranei gli uni agli altri, e sempre più conflittuali", ha concluso Caffarra citando la Nota della Cei, che definisce la legalizzazione delle unioni di fatto "inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo".