"La nostra società ha aggiunto Bonini – non può più vivere di rendita sulla sua tradizione e sulla sua identità. Così oggi o più esattamente nella prospettiva decennale che da Verona si apre ci è richiesto qualcosa di più, di lavorare sull’agenda, cioè di lavorare, la Chiesa e i cattolici italiani, sull’ordine del giorno delle priorità del Paese, nell’incrocio di due questioni strategiche, che possono avere i nomi convenzionali di questione antropologica (chi è l’uomo e qual è il suo futuro) e questione geo-politica (come si articola il mondo e quale ruolo hanno le religioni)". Si tratta, ha spiegato Bonini, di "entrare nell’agenda, per portare e dire, pensare e comunicare, parole di senso, gesti e parole immediatamente percepibili e vivi, cioè reali e quindi chiari e profetici, in un quadro pubblico per molti aspetti segnato dalla fiction, dal rischio di una grande, ipertrofica autoreferenzialità". Da qui l’interrogativo: "Siamo, la Chiesa e i cattolici italiani, attrezzati per lavorare sull’agenda? La risposta è apertissima, anche alla luce dell’esperienza del progetto culturale come utilità di sistema. Servono esempi ha concluso – esperimenti, a partire dalle diocesi, dalle associazioni, dai movimenti, dai centri culturali, dalla soggettività articolata del cattolicesimo italiano".