"Questi luoghi (di confronto, ndr), ancorché non organizzati in senso parlamentare, si sono creati ha detto Bonini – sui grandi temi del presente e del futuro. Non dunque il coordinamento per il coordinamento, in termini in fin dei conti burocratici, ma la sinergia, la capacità, la voglia, la necessità di lavorare insieme, ciascuno secondo le sue specificità, la sua identità". Tra gli esempi citati: "Retinopera", "Scienza e Vita", "Forum delle famiglie". Si tratta per Bonini di un "processo non facile, ma creativo e già molto significativo che l’esperienza e la rete del progetto culturale può continuare a favorire nei suoi tratti caratterizzanti: libertà dalla politica e dagli schieramenti, appassionato radicamento ecclesiale, priorità al tema e alle persone piuttosto che alle strutture, clima informale, sicurezza nei riferimenti, creatività e apertura. È un processo da sviluppare e che potrà forse offrire anche contributi positivi all’intero Paese, al tono del dibattito pubblico e al rendimento delle istituzioni pubbliche". Ai cattolici, in particolare, ha proseguito Bonini, "l’intuizione del progetto culturale e la sua vicenda decennale ricorda che il dato della presenza e del ruolo sociale e istituzionale, insomma della tenuta relativa, che diventa un concreto servizio, non basta". (segue)