"Così egli passò tre anni felici", nei quali "nacque una serie di preziose opere filosofiche", ma nel 391, andato ad Ippona a trovare un amico, forzatamente fu "consacrato sacerdote a servizio della città". "Il bel sogno della vita contemplativa ha commentato il Papa – era svanito": ora "doveva tradurre le sue conoscenze e i suoi pensieri sublimi nel pensiero e nel linguaggio della gente semplice della sua città". Così, "la grande opera filosofica di tutta una vita, che aveva sognato, restò non scritta", ma al suo posto "ci venne donata una cosa più preziosa: il Vangelo tradotto nel linguaggio della vita quotidiana". Ma c’è una terza tappa nel cammino di conversione del santo. Dopo la sua ordinazione sacerdotale e una pausa di riflessione, affrontò nel suo primo ciclo di omelie il Discorso della montagna, mostrando "la ferma convinzione che il battezzato, vivendo totalmente secondo il messaggio di Cristo, può essere ‘perfetto’". Circa vent’anni dopo, Agostino ammetteva che "uno solo è veramente perfetto": Gesù Cristo. Agostino aveva appreso "un ultimo grado di umiltà": "riconoscere che a lui stesso e all’intera Chiesa peregrinante era continuamente necessaria la bontà misericordiosa di un Dio che perdona; e noi aggiungeva – ci rendiamo simili a Cristo, il Perfetto, nella misura più grande possibile, quando diventiamo come Lui persone di misericordia".