""Non si può negare che, a prima vista", l’alternativa "tra la permanente ricerca della verità ed il suo possesso" appare "carica di fascino soprattutto agli occhi degli europei del XXI secolo", eppure "in questa alternativa, soprattutto se radicalizzata, si annida un rischio mortale per la ragione". Lo ha detto questa mattina il patriarca di Venezia, card. Angelo Scola, intervenendo al "Dies Academicus" dello Studium Generale Marcianum, di cui è gran cancelliere. "Optare per una indefinita ricerca della verità, anche in nome dell’umile riconoscimento dei limiti dell’umana ragione" conduce per il patriarca "all’orgogliosa affermazione del proprio cammino come verità assoluta. Allora tendere continuamente alla verità si ridurrebbe ad enfatizzare questa tensione", riducendola ad un "rinviare narcisisticamente il singolo ed il gruppo a se stessi. Scelta che culmina nell’auto-idolatria". Per non "rinunciare ad una ricerca che tenda alla perfezione", è tuttavia sufficiente, ha chiarito il card. Scola, "ricorrere all’affermazione delle Confessioni di Sant’Agostino: ‘Ci hai fatti per te ed il nostro cuore non ha posa finché non riposa in Te’" dove [1]"non c’è opposizione" ma piuttosto "equilibrio fecondo" tra "l’umile possesso della verità e la sua instancabile ricerca".