Una "certa trascuratezza" della famiglia, che fa sì che "una ragazza cerchi altrove altre forme espressive"; il dramma di "una vittima della violenza che non è stata creduta"; l’inadeguatezza delle "risorse messe a disposizione" per gli interventi di recupero e di sostegno; le "responsabilità della società", a partire dalla scuola. Secondo Piercarlo Pazé, magistrato, direttore della rivista "Minorigiustizia", sono diversi i "livelli di lettura" della tragedia di Carmela, la ragazza di 13 anni che domenica sera si è gettata dal settimo piano mentre si trovava con i genitori in casa di amici, poco dopo aver seguito in tv un dibattito sul caso del ragazzo sedicenne suicidatosi qualche giorno fa, a Torino, anche lui lanciandosi giù dal balcone di casa. L’effetto emulazione, per Pazé, "è un livello abbastanza secondario" di lettura. In primo luogo, c’è "una situazione di sessualità precoce, con la possibilità di uscire e di andare fuori liberamente", grazie ad una famiglia "poco attenta". "Se c’è una famiglia attenta, affettuosa, accogliente, capace di ascolto, certamente un ragazzo cresce meglio e si trova meno in difficoltà", osserva il magistrato, secondo il quale "tutti i genitori sono inadeguati, ma esistono maggiori o minori livelli di inadeguatezza". (segue)