“In gioco”, poi, “la responsabilità dei direttori di giornale”. Per Fabris, infatti, “non è possibile costruire intere pagine su di una falsa informazione, com’è accaduto qualche giorno fa, e poi relegare nelle parti interne, quando non addirittura sottacere del tutto, la notizia delle minacce di morte al presidente della Cei. È questione di correttezza e di rispetto per la propria professione”. Ma "alla base di tutto questo", ammonisce Fabris, "c’è la necessità di un rispetto ancora più profondo: quello che dev’essere dovuto ai sentimenti religiosi degli uomini. Non sempre, di questi tempi, ciò è avvenuto, come c’insegna, ad esempio, il recente caso delle vignette su Maometto". L’auspicio finale è dunque "che la serenità con cui mons. Bagnasco vive questo difficile momento faccia comprendere a tutti, anche ad alcuni giornalisti, la portata etica che è insita in ogni comunicazione".