"Non c’è altra vera autorealizzazione che quella che viviamo in Cristo" nel "dono totale di noi stessi" e oggi, "dies natalis del nostro sacerdozio apriamo gli occhi del cuore a contemplare l’opera di Dio in noi": è l’esortazione rivolta questa mattina dall’arcivescovo di Bologna, card. Carlo Caffarra, nell’omelia della messa crismale del Giovedì Santo concelebrata in cattedrale con i sacerdoti e i religiosi della diocesi. "Forse ha osservato il cardinale – non siamo sempre vigilanti contro il rischio di posare i nostri occhi prevalentemente su noi stessi, sui nostri problemi, sulle nostre difficoltà". Di qui l’invito ad "una vera e propria espropriazione di se stessi", di cui sono "segni espressivi" le "due fondamentali promesse" fatte al tempo dell’ordinazione "e che tra poco rinnoveremo: la promessa dell’obbedienza e la promessa della verginità perpetua", che "sono come il concavo e il convesso della stessa figura esistenziale". "È necessario ha concluso il card. Caffarra richiamando le parole di Benedetto XVI nella "Sacramentum Caritatis" – che i sacerdoti abbiano coscienza che tutto il loro ministero non deve mai mettere in primo piano loro stessi o le loro opinioni, ma Gesù Cristo".